giovedì 16 novembre 2017

di donne

Maratona poetica a PaRDeS
Domenica 12 novembre 2017 ore 17 a PaRDeS – Mirano: 
Maratona poetica guidata da Alessandro Cabianca, 
con lettura di poesie di autori vari sul tema della donna, 
e finissage della mostra “Ritratti di donne”

G. Nigretti e A. Cabianca
Cesare Vignato - Nefertiti 2012


1. QUELLE DUE

 Ora che assiso o steso a bel palpito
di mano palmo dita e altro nel vano
dell’indolente lettino o dell’ozio
divano – e senza neanche amarmi
ci son solo quelle due a palparmi:
su appuntamento e dietro compenso
per l’occasionali prestazioni manuali

in libertà esercitate – che a mane o sera 
per sola compiacenza son da te praticate.

2. FRA LE DUE

quella che-mi-fa in poco d’ora
ed ha il vello bello liscio e tutta
derviscia mano a fuoco tatuata
è la mora: – geisha un po’ crudele
che con olio e calde cere il nudo 
percepito al mio guardo deflora
da quel tutto macello appesantito.

Ed ha voce soave da sembrare
d’uccello in volo sospiro fluito.

3. LA SECONDA

non da meno di voce compiace
e nel vano è – con mano nirvana
procace uguale a vestale indiana
che a palmi madidi cima sfiora:
e tutto prima lo fa spumeggiare
e d’essenze essenziali poi venire
puntiglio perenne di riprincipiare.

Il di lei nome che accennar non voglio 
era l'ebbrezza che oggi fa tristezza.

4. LE DUE

Di Dolle D. le altre m’han detto
di quand’ella queste sul web lesse
ed eguale a un’antefissa permase
la nottula vanessa turbata tutta da
come quel che ero fosse ora in basso
fondo caduto: di sensi parole e carne
– “con quelle due amanuensi puttane“ –.

Dolle dalle poesiole si fa sempre abbindolare.
Le due donne? son solo un’estetista e una sciampista.

G. Nigretti da Derive Quotidiane 2013/14




giovedì 2 novembre 2017

vuoto


SUL FILO

Mai luce non c’è qui di vero
dalla sponda dell’orfeo stare
dove mare mai a marea sale 
su foriera ora di nostra vita
che sul filo torto della sera 
sta in attesa del buio porto:
muto nulla di sparuto volto 

uguale ad un lume d’albori spento
che a paura ci porta il guardo vuoto.

G. Nigretti da Derive di luce 2017

domenica 1 ottobre 2017

erra fermo

A SCORDATE DISTANZE

Spesso flottante erra fermo 
a musicali percorsi il pensiero

verso l’andante morgana al piano
forte – nel vano madrigale ferma 
mano afferra: come se fosse chioma
di liscia chimera ai versi l’arrovescia

e da sirena carne si spoglia
nel sovrano amore di carta
nel silenzio morbido del foglio
la brama liquefatta naufraga

lontana nell’intonata stanza 
di quiete sonante lievita 
e d’armonie dolci scodella
calde fragranze musicali 

mentre colmo la dissonante distanza
con le rimette di queste mute stanze.

G. Nigretti da Derive deserte 1994/01

sabato 23 settembre 2017

e sparve


VIA VELASCA di L. Sinisgalli

Il calpestìo di tanti anni
L’ha quasi affondata, la via
Incredibilmente si è stretta.
Questa è l’ora mia, la mia ora diletta.
Io, ricordo la sera che alla fioca
Luce si spense ogni rumore, un grido
Disse il mio nome come in sogno e sparve.
La via s’incurva, sgocciola
Il giorno dalle cime dei tetti:
Quest’ora dolce suona nel petto.
Non è che una larva restìa
La luce, un barlume: entro la boccia
Di vetro un pesce s’illumina.

lunedì 21 agosto 2017

muti frammenti

NEL GRUMO

è forte di notte il rumore
del fumo di stelle cadenti
che ritornano morte in mano – 
senza voce di luce e né cenere 
nel grumo dei muti frammenti
già d’umano fratture spente
di fervore che non bruciamo

il dolore spesso noi siamo 
in un altro che non odiamo.

G. Nigretti da Derive di luce 2017

lunedì 14 agosto 2017

sol vedere

PER NOI

ora che il mare è un vuoto stare
in esilio il bel giglio qui muore
bianco l’immoto sole muto sale
dove le nuvole vanno a danzare – 
in attesa del diluvio universale:
già speranza di remoto stupore
per noi che vogliamo sol vedere

da spume vere nel vento tornare
la dea che su carta portò chimere.

G. Nigretti da Derive di luce 2017

martedì 8 agosto 2017

d'ali straniero

GIORNI DI PAROLE

a pezzi di passato giacciono
nel biancastro pelago liquido
cercavano (un lemma di vita?)
in un fremito d’ali straniero
l’ultima voce di rosa sbiadita

è già secca come questa carta
bianca d’ossa nel sole pesante 
di grassa maceria e vuote ore 
la memoria su ci smena parole

di questo lèmure tempo
che a voragine ci aliena
                                    l’anima?
– un venticello di parole morte.

G. Nigretti da Derive straniere 2011

mercoledì 2 agosto 2017

nel fresco nasturzio

IL DORMIENTE NELLA VALLE di A. Rimbaud

È un buco verde dove canta un fiume
Appendendo follemente all'erba i suoi stracci
D'argento; dove il sole, dalla fiera montagna
Risplende: è una piccola valle spumeggiante di raggi.

Un giovane soldato, la bocca aperta, il capo nudo,
E la nuca immersa nel fresco nasturzio azzurro
Dorme; è steso nell'erba, sotto le nuvole,
Pallido nel suo verde letto dove la luce piove.

Ha i piedi fra i gladioli, dorme. Sorridendo come
Sorriderebbe un bimbo malato, fa una dormita:
Natura, cullalo tiepidamente: ha freddo.

I profumi non fanno fremere le sue narici;
Lui dorme nel sole, la mano sul petto
Tranquillo. Ha due buchi rossi sul lato destro.

sabato 29 luglio 2017

laida donna


UNA CAROGNA di C. Baudelaire

Ricordi, anima mia, quel che vedemmo
un bel mattino dolce d'estate
dietro quel sentiero? una carogna infame,
su un letto sparso di sassi:

zampe all'aria, come una laida donna,
ardente e trasudante veleni,
spalancava il ventre indifferente e cinico
tra tante esalazioni.

Batteva il sole su quel putridume
come per cuocerlo a puntino,
e ridare così centuplicato alla Natura
quel che lei aveva messo insieme.

E il cielo guardava quella gran carcassa
che si dilatava come un fiore.
Che fetore immondo! Temevi
di svenire là sull'erba.

Come ronzavano le mosche su quel putrido ventre!
e come sbucavano a battaglioni
nere larve! colavano come denso liquido
lungo quei brandelli vivi.

Scendevano e salivano come un’onda,
o brulicando s’avventavano;
sembrava che quel corpo, gonfiato da un respiro vago,
si moltiplicasse in tante vite.

Di lì sorgeva una strana musica
come l’acqua corrente e il vento,
o il grano che agita e rigira ritmicamente
nel suo ventilabro chi lo vaglia.

Le forme si cancellavano riducendosi a puro sogno:
schizzo, lento a compiersi,
sulla tela dimenticata che l’artista
condurrà a termine a memoria.

Dietro le rocce una inquieta cagna
ci guardava con irato occhio,
spiando il momento di riprendere allo scheletro
i brandelli che erano rimasti.

-E tu? Anche tu un giorno sarai quel letamaio,
quella peste orrenda,
stella dei miei occhi, sole della mia natura,
tu, mio angelo e mia passione!

Sì, anche tu sarai così, regina delle grazie,
dopo gli estremi sacramenti,
quando sotto l’erba e le piante grasse
ammuffirai tra le ossa.

E allora, mia bellezza, di’ pure ai vermi,
che ti mangeranno di baci,
che ho conservato la forma e la divina essenza
dei miei amori decomposti!

martedì 11 luglio 2017

dal mare


LE GRANDI NOTTI D'ESTATE di A. Gatto

Le grandi notti d’estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.

Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare,
dal vento che pare l’anima.

E baci perdutamente
sino a che l’arida bocca
come la notte è dischiusa,
portata via dal suo soffio.

Tu vivi allora, tu vivi,
il sogno ch’esisti è vero.
Da quanto t’ho cercata.

Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.

E il bacio che cerco è l’anima.

venerdì 30 giugno 2017

dall'erto muro


IN LIMINE  di E. Montale

Godi se il vento ch’entra nel pomario
vi rimena l’ondata della vita:
qui dove affonda un morto
viluppo di memorie,
orto non era, ma reliquario.

Il frullo che tu senti non è un volo,
ma il commuoversi dell’eterno grembo;
vedi che si trasforma questo lembo
di terra solitario in un crogiuolo.

Un rovello è di qua dall’erto muro.
Se procedi t’imbatti
tu forse nel fantasma che ti salva:
si compongono qui le storie, gli atti
scancellati pel giuoco del futuro.

Cerca una maglia rotta nella rete
che ci stringe, tu balza fuori, fuggi!
Va, per te l’ho pregato, – ora la sete
mi sarà lieve, meno acre la ruggine…

sabato 17 giugno 2017

lenze donzelle


PESCATORE D’INGANNI

Di notte sillabo scogliere
dove le voci s’infrangono
spargo di noi il pelago piano e
squame di colmo iato insacco

sul rigo fiacco di carta e pelle
da lemmi all’infinito affiorano 
abbagli e canti di lenze donzelle

già sveglio da luoghi di pelago 
mi meno – fatto gabbiano veleggio
su apice astrale di segno morgano

verbale vertigine prueggio
lontano – su vocali sirene
verso predicato d’uragano.

G. Nigretti da Derive deserte 1994/01

venerdì 2 giugno 2017

la mano


A VISO DISTESO

Noi che come i morti viviamo

in un mondo di notte strano, e
senza dubbio altero pensiamo
che sia quello più del dì il vero
sperando poi di ritrovarlo intero
come la mela che in eden seduce
dove l’innocente eva è la mano:

che scende e spenge la luce letale 

a viso disteso in sogno immortale.

G. Nigretti da Derive di luce 2017

lunedì 22 maggio 2017

la luce mente


IL FUOCO E IL BUIO di E. Montale

Qualche volta la polvere da sparo
non prende fuoco per umidità,
altre volte s'accende senza il fiammifero
o l'acciarino.
Basterebbe il tascabile briquet
se ci fosse una goccia di benzina.
E infine non occorre fuoco affatto,
anzi un buon sottozero tiene a freno
la tediosa bisava, l'Ispirazione.
Non era troppo arzilla giorni fa
ma incerottava bene le sue rughe.
Ora pare nascosta tra le pieghe
della tenda e ha vergogna di se stessa.
Troppe volte ha mentito, ora può scendere
sulla pagina il buio il vuoto il niente.
Di questo puoi fidarti amico scriba.
Puoi credere nel buio quando la luce mente.

martedì 25 aprile 2017

su chi resta


STANZE di E. Montale

Ricerco invano il punto onde si mosse
il sangue che ti nutre, interminato
respingersi di cerchi oltre lo spazio
breve dei giorni umani,
che ti rese presente in uno strazio
d’agonie che non sai, viva in un putre
padule d’astro inabissato; ed ora
è linfa che disegna le tue mani,
ti batte ai polsi inavvertita e il volto
t’infiamma o discolora.

Pur la rete minuta dei tuoi nervi
rammenta un poco questo suo viaggio
e se gli occhi ti scopro li consuma
un fervore coperto da un passaggio
turbinoso di spuma ch’or s’infitta
ora si frange, e tu lo senti ai rombi
delle tempie vanir nella tua vita
come si rompe a volte nel silenzio
d’una piazza assopita
un volo strepitoso di colombi.

In te converge, ignara, una raggèra
di fili; e certo alcuno d’essi apparve
ad altri: e fu chi abbrividì la sera
percosso da una candida ala in fuga,
e fu chi vide vagabonde larve
dove altri scorse fanciullette a sciami,
o scoperse, qual lampo che dirami,
nel sereno una ruga e l’urto delle
leve del mondo apparse da uno strappo
dell’azzurro l’avvolse, lamentoso.

In te m’appare un’ultima corolla
di cenere leggera che non dura
ma sfioccata precipita. Voluta,
disvoluta è così la tua natura.
Tocchi il segno, travàlichi. Oh il ronzìo
dell’ arco ch’è scoccato, il solco che ara
il flutto e si rinchiude! Ed ora sale
l’ultima bolla in su. La dannazione
è forse questa vaneggiante amara
oscurità che scende su chi resta.